Diario Namibia 2006

01/07/2006 ore 13:00, Briga Novarese

Cartina namibia Luca, in un lampo di genio, si ricorda che non sa da quale terminal dobbiamo partire. Preso dal panico, da buon tecnofilo, ricorre ai suoi potenti mezzi tecnologici per scoprirlo: il televideo! Scoperto il teminal, partiamo alla volta di Malpensa, stracarichi e sudaticci, ricordando scene di fantozziana memoria.

Dopo aver fatto il check-in più lungo della storia e un terzo grado ad una povera impiegata dell'ufficio informazioni per ricevere rassicurazioni sulle sorti dei bagagli, trascorriamo le successive tre ore a rimirare le "sciccherie" dei negozi della Malpensa. Finalmente individuiamo il nostro aereo, che sembra un pulmino con le ali (ma che é sempre meglio del mitico "Vittorio de Sica" dell'anno scorso, che sembrava uno squallido pulmino con le ali).

Una volta atterrati a Francoforte, incontriamo un simpatico gruppo di tifosi brasiliani che, denotanto rare doti di preveggenza, pronosticava una semifinale Portogallo-Brasile, e una finale Brasile-Italia. Saliamo sull'aereo (questa volta decente) per Johannesburg e trascorriamo una notte più o meno insonne, sbizzarrendoci con la futuristica consolle incastrata nel sedile davanti cercando di stare al passo con i "gagni malefici" seduti di fianco.

02/07/2006 ore 07:30, Aeroporto di Johannesburg

Meteoriti di Windhoek Scesi dall'aereo, fischiettando allegramente, ci mettimo in coda per il metal detector, quando un omone nero alto almeno due metri, con un passato come guardia carceraria di Guantanamo, ci fa notate con tutta la gentilezza di cui è capace (...), che la coda inizia sei chilometri più in dietro. Una mezz'oretta dopo, assistiamo alla sciena pietosa di un povero passeggero che viene quasi costretto allo strip integrale per passare i controlli.

Dopo altre tre ore di attesa riuscimo ad imbarcarci per Windhoek (posti 17E e 17F vicino all'uscita di emergenza). Veniamo umiliati da una hostess, ansiosa di trovare persone un po' sveglie e con una discreta conoscenza dell'inglese da tenere vicino alle porte di emergenza. Veniamo così sostituiti da un tale, probabilmente tassato per eccesso di peso, che dopo il decollo è rimasto sveglio solo per il pasto.

Alle 11:55 (forse) arriviamo a Windhoek, stranamente recuperiamo le valigie in men che non si dica e incontriamo il nostro contatto (Antonella), che ci spiega "brevemente" cosa fare e non fare. Recuperiamo velocemente la macchina e, rischiando di andare un paio di volte contromano (maledetta guida a sinistra!), facendoci sorpassare e strombazzare da chiunque capiti sulla nostra strada, sbagliando direzione almeno sei o sette volte, arriviamo "tranquallamente" alla Pension Hotel Moni.

Trascorriamo il pomeriggio visitando le "antiche" rivine della fortezza Alte Feste di Windhoek, risalenti alla fine del '800, lo zoo park e le vie centrali della città. Recuperando la macchina al parcheggio troviamo all'uscita l'adetto che tenta, per altro con ottimi risultati, di fregarci.

03/07/2006 ore 06:30, Pension Moni - Windhoek

http://www.mondogufo.it/uploads/images/diarionamibia2006/diario03.jpgSvegliati da un "allarme tattico", ci impieghiamo alcuni secondi per capire che la città non è sotto assedio ma che qualche buontempone ha pensato bene di lasciare la radio-sveglia accesa, sintinizzata su un canale di news in afrikaans. Nel fare colazione evitiamo a malapena di incendiare il locale nel tentativo di abbrustolire un toast.

Dopo aver imboccato più o meno per caso la B1, ci fermiamo ad ammirare dei babbuini; loro, in cambio, ci "schifano" e se ne vanno. Attraversiamo il Tropico del Capricorno ed arriviamo all'Anib Lodge dove ci attende un'allegra escursione attraverso le dune del Kalahari. Ci ritroviamo a far parte di un gruppo così composto: tre tedeschi, tre sudafricani e due italiani (nonostante sembri l'inizio di una di quelle barzellette in cui gli italiani fanno sempre un figurone, in questo caso è l'esatto contrario). Entrimo nel vivo del discorso con frasi articolate tipo "Io Tarzan, tu Jane" e, nonostante questo, ci offrono pure un aperitivo su una duna al calar del sole. Avvistiamo antilopi saltellanti di vario genere, struzzi ed enormi nidi di uccelli. Infine, scendiamo dalla jeep stile bastoncino findus fresco di freezer, per poi dirigerci nel nostro bungalow dove la fonte di calore più potente è la lampadina sopra lo specchio del bagno.

04/07/06, Anib Lodge - Mariental

Quiver tree forest Ci alziamo la mattina di buon'ora e, dopo aver salutato i nostri tre amici di Città del Capo, partiamo alla volta di Keetmanshoop accodandoci ad un misterioso furgoncino bianco marchiato "Sense of Africa". Passiamo l'intera mattinata a sorpassarci a vicenda lungo la B1, finché non arriviamo alla Bird's Nest GuestHouse, dove potremo trascorrere "un pomeriggio di relax nel bellissimo giardino" (almeno secondo la guida: peccato che il giardino in questione sia di cinque metri quadri scarsi!).

A pranzo decidiamo di andare da Ushi's e, dopo essere faticosamente riusciti a farci aprire la porta (il campanello da suonare era all'interno...), incontriamo di nuovo la banda del furgoncino bianco.

Trascorriamo il pomeriggio visitando la Quivertree Forest ed il Giant's Playground dove, vista l'ora tarda (16.30!), Barbara decide di farsi prendere dal panico a causa del labirintico percorso e di un paio di orecchie che si aggirano tra i massi. Passiamo l'happy hour maledicendo Mr Vodafone che non ne vuole sapere di farci chiamare casa e concludiamo la giornata in bellezza, mangiandoci da Lara's praticamente un porco intero con l'unica compagnia della cameriera.

P.S. Alé ooh! Alé ooh! Germania-Italia: 0-2. Gioiamo silenziosamente perché qui è pieno di tedeschi...

05/07/06, Bird's Nest Guest House - Keetmanshoop

Guado lungo la strada Applicando della fine psicologia (praticamente le facciamo pena), riusciamo a fare in modo che la proprietaria non ci addebiti il costo delle chiamate non riuscite in Italia.

Partiamo alla volta del Fish River Canyon e percorriamo la nostra prima vera strada non asfaltata. Rimaniamo di stucco quando vediamo un fiume (l'unico della regione a non essersi ancora prosciugato) che attraversa la strada. Sull'altra sponda due ragazzi (probabilmente tedeschi) sono altrettanto perplessi. Con la cavalleria che ci contraddistingue, decidiamo di far passare prima loro, che escono illesi dall'attraversamento. Dopo esserci preparati adeguatamente (preghiere, cornetti e santini vari), tentiamo anche noi il guado, con successo.

Arriviamo alla Cañon Roadhouse e, ripartendo per Hobas, incrociamo per l'ennesima volta la banda del pulmino bianco; ci chiediamo se non è il caso di cercare microspie nella macchina. Al punto di controllo di Hobas, la guardia ci fa passare non prima di averci chiesto soldi e di averci fatto i complimenti per la partita di ieri.

Una volta giunti al Fish River Canyon, il primo ad accoglierci è il cugino esibizionista di Timon, che non perde occasione per farsi fare un servizio fotografico. Rimaniamo abbagliati dalla maestosità del canyon, ma non tanto da finirci dentro.

06/07/06, Cañon Roadhouse - Fish River Canyon

Sabbie mobili Acqua!!! Ci sono tre gocce di brina sul parabrezza della macchina e siamo addirittura costretti a usare il tergicristallo. La nostra meta è Ai-Ais, un'oasi termale che funge da punto d'arrivo del percorso di trekking del Fish River Canyon. Decidiamo di percorrerne un pezzo e alla vista del fiume non resistiamo all'idea di guadarlo, vista l'esperienza di ieri. Questa volta, però, ce la dobbiamo vedere anche con le sabbie mobili, che ci sorprendono lungo il cammino. Ma, sprezzanti del pericolo, decidiamo di proseguire, solo per scopirire che sull'altra sponda c'è il nulla più totale, se non qualche impronta sospetta. Al ché, con le nostre belle scarpe in mano, ritorniamo al punto di partenza.

Ricorrendo a tutte le nostre abilità strategiche per ripulirci e asciugarci i piedi, riprendiamo il nostro cammino, verso dove non si sa.

Nel tardo pomeriggio (15.30) ritorniamo nel nostro appartamento e, incuriositi da quella misteriosa porta sul retro e dagli strani rumori che ne escono, proviamo tutto l'enorme mazzo di chiavi finché riusciamo ad aprirla. E' così che scopriamo le famose vasche di acqua sulfurea nelle quali ci immergiamo seduta stante, facendo la fine di due patate lesse.

La sera al ristorante rimaniamo colpiti dalla velocità del servizio e temiamo anche per la nostra vita quando veniamo serviti prima degli altri avventori.

07/07/06 ore 07:00, Ai-Ais - Fish River Canyon

Strada Oggi ci attende la prima lunga tappa di questo viaggio: circa 400km, di cui un terzo di strada sterrata. Rifacciamo per la seconda volta, spavaldamente, il guado sul Löwen e con molta fatica arriviamo all'inizio della strada asfaltata. Ci tratteniamo a stento dal baciare l'asfalto, ma ci ripromettiamo di accendere un cero in memoria del tizio che l'ha inventato.

Avvicinandoci a Lüderitz cominciamo a notare il cambiamento di paesaggio: da arido diventa via via sempre più secco e sabbioso; fa eccezione la zona vicino ad Aus, un po' più verde, dove vive un branco di cavalli selvaggi abbandonati qui all'inizio del Novecento dai Tedeschi. Finalmente arriviamo nella città più grande della regione, Lüderitz, che fa ben 5.000 abitanti. Rimaniamo affascinati dal contrasto tra il deserto e l'oceano, un po' meno dall'architettura della città.

La sera, colti da un attacco di pigrizia, decidiamo di rimanere a cena nel ristorante dell'albergo, definito "ottimo" dal nostro T.O. Colti alla sprovvista da una cameriera impaziente che ci sbatte in faccia la carta dei vini, ne scegliamo uno più o meno a caso tra quelli che non costano troppo. Va a finire che ci ritroviamo a mangiare struzzo e calamari con uno spumante dolce del Capo (che comunque è andato giù molto bene).

08/07/06, Nest Hotel - Lüderitz

Kolmanskop Senza l'affanno del lungo viggio partiamo con tutta calma verso Kolmanskop, la città fantasma. Più o meno per caso, ci ritroviamo in una visita guidata in lingua inglese; cerchiamo di fare buon viso a cattivo gioco, guardando dove guardano gli altri e ridendo quando ridono gli altri.

La tappa successiva è Diaz Point, dove si trova una bella croce in cemento armato che sostituisce quella originale in legno piazzata lì dallo stesso Bartolomeo Diaz. Quasi all'inizio del percorso troviamo la strada chiusa, perciò, incrociando le dita, tentiamo una strada alternativa, incuranti delle varie pozze ed acquitrini che ci si stagliano davanti.

Bestie viste durante il percorso: numerosi gabbiani (soprattutto in Guano Bay!), un fenicottero (a circa 1km di distanza), una cinquantina di foche di fronte a Diaz Point, una colonia di pinguini su Halifax Island (che da Halifax Point abbiamo visto, a fatica, solo col binocolo), una decina di Springbok (piccole antilopi) e uno strano uccello esibizionista dalle gambe lunghe. Ma il safari non è finito qui: mentre osserviamo le evoluzioni di una foca dalla finestra della nostra camera, un nugolo di moscerini ci invade la stanza. Comincia così la nostra caccia al moscerino, che dura circa due ore

09/07/06 ore 05:30, Nest Hotel - Lüderitz

Campioni del mondo Ci alziamo all'alba, facciamo la colazione al sacco (con tanto di salsiccia e uovo sodo) e usciamo dall'albergo, dispiaciuti di non poter salutare per l'ultima volta "Mrs. Pleasuuuuure". La collega però ci saluta col solito inquietante "Drive safely". Lasciamo alle nostre spalle Lüderitz avvolta dalla nabbia e ci avviamo, senza batter ciglio, alla volta del Namib Desert Lodge: 600 KILOMETRI DI STERRATA... Nove ore e mezza dopo scendiamo dalla macchina con le mani ancora tremanti per le vibrazioni, tanto che sembriamo affetti dal Parkinson. Incontri fatti durante il tragitto: 5 macchine, 10 jeep, un carretto trainato da buoi, un tizio a cavallo, una cinquantina di mucche, una cinquantina di pecore, 15/20 springbok, 10 struzzi, uno scoiattolo, una miriade di uccelli kamikaze (alcuni sono ancora sul nostro parabrezza)...

La sera ci rechiamo nella sala TV per cercare di vedere la finale della Coppa del Mondo tra Italia e Francia. Ci ritroviamo circondati da un esercito di tedeschi che misteriosamente tifa Francia, con al nostro fianco solo uno sparuto gruppo di italiani e qualche nero che tifa Italia. SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!

10/07/06 ore 07:30, Namib Desert Lodge

Dune del Namib Auguri! Oggi è il compleanno di Barbara!

Partiamo alla volta di Sossusvlei in cerca di un'esperienza mistica in mezzo al deserto, ma dopo i primi 3,5 chilometri a piedi l'unica illuminazione che abbiamo è che forse era meglio portarsi dietro quella bella bottiglia d'acqua lasciata in macchina. Alla fine lo spettacolo delle dune ci fa dimenticare la sete e ci facciamo una bella passeggiata sulla cresta.

Durante i 5 chilometri del ritorno la sete ricomincia a farsi sentire prepotentemente, tanto che cominciamo a sentire lo sgorgare dell'acqua più volte intorno a noi. Quasi completamente disidratati e molto vicini all'esperienza mistica, avvistiamo in lontananza la macchina. Ci beviamo un litro e mezzo d'acqua e due succhi di frutta in un battibaleno e per un attimo veniamo tentati dal "muffissimo" panino del giorno prima, ma poi la razionalità prende il sopravvento e ci accontentiamo di un'arancia. Non contenti, decidiamo di farci una passeggiata all'interno del bellissimo Sesriem Canyon e ne usciamo fuori quando il sole è già basso, rischiando di rimanere chiusi all'interno della riserva che spranga i cancelli al tramonto.

Percorriamo i sessanta chilometri che ci separano dal lodge al crepuscolo, un po' preoccupati ma contenti di ammirare il paesaggio notturno.

11/07/06 ore 06:30, Namib Desert Lodge

Welwitschia Ci alziamo presto per affrontare un'altra lunga tappa, che ci porterà a Swakopmund. Come al solito, lungo la strada incontriamo più animali che esseri umani: in particolare, questa volta avvistiamo anche un gruppetto di zebre e un paio di famigliole di facoceri.

Poco prima di Swakopmund, entriamo nella Welwitschia Drive, dove ammiriamo queste fantomatiche piante della stessa famiglia dei pini (!!!). Proviamo subito a bagnarle (con la poca acqua che ci è rimasta) per verificare gli effetti decantati dalla nostra guida. Visti gli scarsi risultati, ci ricordiamo improvvisamente che in realtà la guida parlava di licheni. Sconsolati, riprendiamo il cammino e giungiamo nella Moon Valley, dove rimaniamo per un po' a rimirare il paesaggio.

Il sito successivo sarebbe una fattoria del 1848; siamo un po' indecisi se andarci o no, ma ci convinciamo velocemente una volta lette tutte in fila le parole: oasi, ombra, pic-nic. Una volta rifocillati, ci mettiamo alla ricerca dei famosi licheni grigi e neri di David Attenborough, che sembrano però essere spariti.

Verso le 15.30 arriviamo a Swakopmund con tanto di cartina dettagliatissima in mano: peccato che non riusciamo ad imbroccare una via che sia una! Per qualche strano miracolo, arriviamo comunque alla Seabreeze Guest House, dove i due proprietari italiani ci informano che ultimamente sono stati cambiati tutti i nomi delle vie. Per comoscere usi e costumi della città, facciamo il nostro abituale giro al supermercato e la sera andiamo ad assaggiare il pesce della zona, portato dalla famosa corrente del Benguela.

12/07/06 ore 06:30, Seebreeze Guest House - Swakopmund

FenicotteriNoncuranti delle onde del oceano, decidiamo di farci un bel giro in barca. Ci imbarchiamo quindi sulla mitica Otti, nel porto di Walvis Bay. Insieme a noi ci sono: altri due italiani, quattro ungheresi, due francesi, cinque sudafricani, più uno skipper che sembra uno strano incrocio tra Clint Eastwood e un cabarettista. Poco dopo la partenza salta su con un balzo anche Spotty, un'otaria particolarmente intraprendente e anche un po' esibizionista, visto che si fa fotografare (in cambio di tonnellate di pesce) in braccio a tutti i passeggeri.

La giornata prosegue con avvistamenti di balene, delfini e colonie di otarie, gabbiani e pellicani che ci rubano il pesce dalle mani e, dulcis in fundo, con un pranzo a base di ostriche e champagne.

Nel pomeriggio andiamo alla ricerca dei famosi flamingos (fenicotteri); dopo aver setacciato la laguna di Walvis Bay in lungo e in largo, ne avvistiamo cinque, per raggiungere i quali ci rimpiamo di fango fino alle orecchie.

13/07/06 ore 07:15, Seebreeze Guest House - Swakopmund

Otaria relax Salutiamo i due proprietari del Seabreeze e ci dirigiamo verso Cape Cross, lungo una strada sterrata che, anche a causa dell'umidità della notte, ci riempie l'auto di fango. Giunti a destinazione apriamo le portiere e veniamo raggiunti da un fetido odore di stalla: è la famosa colonia di otarie di Cape Cross, la più grande di tutta la Namibia. Qui vediamo migliaia di otarie, ciascuna "indaffarata" nelle più svariate attività: dormire, prendere il sole, riposarsi... Ci accorgiamo ben presto di aver fatto tardi e partiamo in fretta e furia per Twifelfontain.

Cinque ore dopo inizia il nostro tuor all'interno del sito delle pitture ripestri di Twyfelfontein. Veniamo guidati da Raymond che, vista l'ora tarda, ci fa fare in 25 minuti il giro che normalmente richede un'ora. Terminiamo il percorso giusto all'ora di chiusura del sito e Raymond ci chiede se possiamo accompagnare lui e la sua collega Monna Lisa (?!?) a casa. Noi, un po' imbarazzati per le pessime condizioni della macchina, accettiamo di dar loro uno strappo. A quel punto, visto l'inesorabile avvicinarsi del tramonto, decidiamo per il momento di eliminare tutte le altre tappe previste e tiriamo dritto verso Khorixas, dove arriviamo che è già buio.

14/07/06 ore 07:10, !gowati Lodge - Khorixas

Pozza con elefantiDopo aver salutato i nostri quattro amici bolognesi, ritorniamo alla Pietrified Forest, che ieri non abbiamo fatto in tempo a visitare. Qui, contrariamente a quanto riportato sulla guida, paghiamo l'ingresso e veniamo accompagnati da Michael che ci fa fare, questa volta con calma, il giro del sito.

Lungo la strada per l'Etosha, ripassando da Khorixas, ci fermiamo per fare il pieno: veniamo assaliti da un gruppo di tizi che ci fanno "due gran balle" (per l'esattezza di avorio vegetale) e riescono anche a vendercele. Giunti all'Andersson Gate, una delle entrate dell'Etosha, ci viene rifilata dalla guardia una donna con bimba al seguito da portare al Rest Camp. Al campo, dopo un paio di visite alla reception per problemi burocratici (non ci hanno dato la chiave...), entriamo nella nostra fatiscente "fantastica" camera che presenta le seguenti attrattive: asciugamani bucati, rubinetti che ti rimangono in mano, porta del bagno che non si chiude, lenzuola a pois (ma in origine probabilmente erano bianche), ecc. Cercando di rimanere in camera il meno possibile, andiamo subito a visitare la pozza all'interno del campo, con tanto di spalti ed illuminazione, e più tardi facciamo il nostro primo safari fai-da-te. Animali avvistati: tre elefanti, due giraffe, tre rinoceronti, dieci leoni, migliaia di springbok, centinaia di gemsbok, qualche decina di zebre, un po' di struzzi, parecchi scoiattoli, volpini e uccelli, un gatto selvatico.

15/07/06 ore 06:45, Okaukuejo - Etosha Park

Giraffa che beveCi alziamo presto per fare il nostro primo safari mattutino; questa volta però gli animali avvistati sono un po' scarsi. Meritano una menzione speciale tre Kudu, alcuni impala dal muso nero e un camaleonte che per poco non veniva spiaccicato dalla nostra auto. Passiamo le ore più calde della giornata all'ombra a scrivere cartoline.

Nel safari pomeridiano assistiamo al complicato balletto di una giraffa che si appresta a bere ad una pozza ed al tentativo di un elefante di mangiarsi un albero intero. La sera, alla pozza del campo, il rinoceronte stranamente non si presenta: vediamo solo qualche timida giraffa in lontananza. Luca comincia ad avere mal di gola.

16/07/06 ore 06:45, Okaukuejo - Etosha Park

LeonessaOggi ci aspettano i 170km di pista sterrata per raggiungere il Namutoni Camp; li facciamo tutti a 40km/h per poter osservare gli animali di passaggio. Notando un sospetto assembramento di macchine attorno ad una pozza, ci avviciniamo cautamente, spegnamo il motore e scorgiamo tre leoni impegnati nella pennichella post-pranzo (probabilemente hanno lo stomaco pieno visto l'elevato numero di springbok che si aggirano incoscientemente nei paraggi).

Verso le 13:30 arriviamo al campo; Luca, causa raffreddore e mal di schiena, è particolarmente spossato. Il tempo di un po' di riposo e di un pasto frugale, e ripartiamo per il safari pomeridiano. Pur sbagliando strada, incontriamo numerose giraffe, gnu, springbok e zebre, e abbiamo anche la possibilità di toccare con mano la desolazione del Fisherman's Pan. Riusciamo a tornare giusto in tempo per ammirare il tramonto dai bastioni del forte di Namutoni. Luca sta sempre peggio.

17/07/06 ore 06:45, Namutoni - Etosha Park

OtjikotoLuca dà segni di miglioramento, ma al pensiero dei 500 e passa chilometri che dobbiamo fare oggi cadiamo entrambi in depressione. Per rincuorarci, decidiamo di fare un'ultima mezz'ora di safari attorno a Namutoni. Poco fuori dal parco ci fermiamo al "misterioso lago Otjikoto" (cit.), praticamente poco più di una pozza d'acqua molto profonda dove pare che i tedeschi, all'inizio del '900, abbiamo gettato le loro armi per non lasciarle in mano ai sudafricani.

Verso mezzogiorno, più o meno a metà tragitto, ci fermiamo da Carstensen's, a Otjiwarongo, rimediando la nostra ennesima figuraccia chiedendo se vendono panini quando proprio davanti alla cassa c'è un menù enorme.

Memori dell'esperienza precedente, durante l'ultima parte del tragitto ci studiamo a memoria la piantina di Windhoek. La cosa incredibilmente funziona, visto che troviamo la pensione al primo colpo. A pomeriggio inoltrato ci rechiamo al solito supermercato ed, esplorandolo meglio, ci accorgiamo che dà direttamente sulla famosa Post St. Mall. Concludiamo la giornata andando a cena da Gathemann's, ma non ordiniamo nè lumache nè dessert: in effetti, ci ricordiamo solo una volta usciti che la nostra guida li raccomandava entrambi.

Ci apprestiamo a passare la nostra ultima notte in Namibia...